
Quartiere di Aimaro Isola e CCDP a Reggio Emilia E’ ormai chiaro per tutti che la partita per la riqualificazione
delle nostre città non si gioca tanto nei centri storici, che di
qualità ne hanno in genere a sufficienza, ma in quell’ampio territorio
che sta tra la prima periferia e la galassia suburbana, tra le aree
industriali cresciute intorno ai centri storici e progressivamente
dismesse e il paesaggio metropolitano diffuso, che continua a
espandersi inarrestabile e indifferente.
Ai più è chiaro anche che
quando debbano rispondere a una domanda di nuove abitazioni “i vuoti”
lasciati dalla crescita delle città intorno ai suoi nuclei storici non
possono più essere “riempiti” né con gli idealistici grand ensemble
residenziali su cui l’architettura e la politica hanno puntato per
alcuni decenni, né con le stucchevoli marmellate di laterizio e cemento
a vista che hanno assediato le nostre città negli anni ottanta e
novanta, decorandole con una più alta percentuale di verde dentro i
giardini privati, ma mostrando lo stesso se non peggior disprezzo per
lo spazio aperto pubblico. La consapevolezza di questa condizione
critica del disegno urbano “all’italiana”, unita alla cura estrema
nell’interpretazione delle relazioni specifiche con il contesto locale
sembra essere la ragione prima delle scelte che danno forma al progetto
di Aimaro Isola ed il CCDP per il nuovo quartiere di Parco Ottavi a
Reggio Emilia.
Gli elementi e i valori su cui si basa la proposta sono infatti
proprio quelli sui quali la cultura architettonica e urbanistica
italiana sembra aver mostrato negli ultimi decenni maggiore incertezza:
il progetto del vuoto, l’attenzione al disegno del paesaggio,
l’accessibilità e il rapporto con le infrastrutture, il carattere
urbano, la varietà e la (accettabile) densità delle case. La grande
estensione dell’area di progetto, ottenuta dalla committenza
riunificando intelligentemente due comparti di piano regolatore,
consente agli architetti di lavorare con successo sulla stratificazione
e la compresenza di vari paesaggi: quello rurale, che trova un varco
per avvicinarsi alla città, quello del parco urbano aperto alla città,
organizzato intorno al grande ovale centrale, quello urbanizzato e
residenziale, che in questo modo può articolare una sofisticata
sequenza di spazi verdi privati, semiprivati, pubblici. La presenza di
una infrastruttura importante come la ferrovia provinciale è invece
l’occasione per alcune altre scelte cruciali del progetto:
l’interramento per dare continuità al parco, la realizzazione di un
grande interventi di spazi pubblici, commerciali e di servizio
facilmente accessibili a tutta la città, luogo ideale per lo scambio
tra il quartiere, reggio e l’interminabile striscia urbanizzata che si
stende ai lati della via emilia. Le case infine si diramano con linee
molto libere dallo spazio pubblico centrale verso l’esterno del
quartiere, prefigurando tipologie varie e ben integrate con lo spazio
pubblico, confermando ancora una volta l’attitudine di Aimaro Isola
(prima con Gabetti e ora da solo con il suo figlio Saverio ed un gruppo
di ragazzi che compongono “Studioisola”) a rifiutare le soluzioni
architettoniche più rigide e idealistiche in favore di forme e
relazioni più vicine a una sofisticata interpretazione del vernacolare
e all’aspettativa di identità che il cittadino cerca nella propria casa.
Tutto questo ha inoltre il pregio e il valore aggiunto di essere il
risultato di un processo virtuoso, partito dalla consapevolezza da
parte dei committenti privati di aver a che fare con un progetto
particolarmente importante per il futuro della città e dalla scelta di
scegliere il progettista attraverso un concorso a inviti di carattere
internazionale. Un buon esempio, che invitiamo a seguire.
Pippo Ciorra
luglio ‘04 |